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stereotipi, immagini mediatiche e paternalismo urbano. Quando tutto ciò rasenta il vomito.

Sassari. Ormai da tempo contemplo la deriva ignorante/razzista della città. Trovo razzista la condanna, ma anche quella vena di finto paternalismo di chi si ammanta del lusso della “carità“.

“Vengono qui ma non ce n’è nemmeno per noi e si sente parlare di ospitalità

“No grazie non voglio niente. Ma lo vuoi un euro?” (questa abile mossa per educare al non lavoro e poi sentirsi infastiditi quando il migrante marginalizzato di turno si sente legittimato infine a fare “l’accattone”)

“Guardali, non hanno nulla eppure ci insegnano a sorridere”

“Io aiuto gli immigrati, poverini”

Questa e molte altre affermazioni ricorrono ormai come un leit motiv nella vita di questa provinciale cittadina.

Il lusso per chi si definisce della classe media o semplicemente per chi si “sente” arrivato o più abbiente, è anche quello di poter elargire carità a basso costo e contenuto.

Che poi i migranti rimangano degli anonimi stereotipati e educati quotidianamente a chiedere e mendicare, ai più poco importa. Ma una frase vorrei che questa cittadina conoscesse. Non pretendo che indaghi persone, luoghi e veridicità di molte informazioni mediatiche fasulle, ma che conoscesse l’affermazione dello studioso di Africa Pascal Zachary:

:

«il mio obiettivo non è di affermare che in Africa non vi siano problemi o che gli occidentali non possano aiutare gli africani. Dico solo che questo focalizzarsi esclusivamente sulle patologie dell’Africa e la loro strumentalizzazione da parte dei media che io ho chiamato la pornografia del dolore, rappresenta solo una piccola parte della realtà africana e neppure quella più interessante o rappresentativa. Mi piacerebbe pensare che attraverso le foto, i documentari e gli articoli si potessero svelare le tante e differenti realtà africane. Un ventaglio di immagini che possano aiutarci a conoscere l’Africa e gli africani davvero più in profondità per permetterci di costruire basi più eque che mai e poi mai potremmo riuscire a costruire se continuiamo a vedere gli africani come mero oggetto di assistenza o compassione».

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